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Potere d’acquisto famiglie, calo dello 0,9% nel II trimestre

Nel II trimestre 2026 il potere d’acquisto delle famiglie è sceso dello 0,9%, mentre consumi e pressione fiscale sono aumentati.

Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% nel secondo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso periodo il reddito disponibile è cresciuto dello 0,4%, ma i consumi sono aumentati dell’1,7% e il deflatore implicito dei consumi dell’1,4%. La propensione al risparmio è scesa al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti percentuali sul trimestre precedente.

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I dati, diffusi dall’Istat il 5 ottobre e riferiti al periodo aprile-giugno 2026, descrivono anche l’andamento dei conti pubblici e delle società non finanziarie. Per le famiglie e le imprese le stime sono destagionalizzate; i dati sulle amministrazioni pubbliche sono invece presentati in forma grezza.

Potere d’acquisto famiglie e risparmio

La dinamica dei redditi e quella della spesa per consumi hanno avuto intensità diverse: il reddito disponibile è salito dello 0,4% sul trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. L’Istat collega questa differenza alla contrazione della propensione al risparmio, che si è attestata al 6,7%, in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre.

Nel medesimo confronto con il trimestre precedente, il deflatore implicito dei consumi è aumentato dell’1,4%. L’Istat rileva che il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9%. Il dato segnala dunque una riduzione della capacità di spesa in termini reali nel periodo considerato, pur in presenza di un aumento del reddito disponibile nominale.

Conti pubblici: pressione fiscale al 43,5%

Nel secondo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, in rapporto al Pil, è stato pari al -2,0%, contro il -2,1% registrato nello stesso trimestre del 2025. Il saldo primario, cioè l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo e pari al 3,0% del Pil; un anno prima era al 2,2%.

Positivo anche il saldo corrente, pari al 2,9% del Pil, rispetto al 3,3% del secondo trimestre 2025. La pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, aumentando di 0,5 punti percentuali su base annua. Nel commento l’Istat segnala il miglioramento tendenziale del saldo primario e dell’indebitamento netto, insieme alla crescita della pressione fiscale.

Profitti e investimenti delle imprese

Per le società non finanziarie, nel confronto con il trimestre precedente la quota di profitto è scesa di 0,2 punti percentuali, attestandosi al 42,1%. Il tasso di investimento è invece salito di 0,7 punti percentuali, raggiungendo il 26,4%. L’Istat indica che la diminuzione della quota di profitto prosegue la dinamica del trimestre precedente, mentre l’aumento degli investimenti continua la tendenza già osservata nei primi tre mesi dell’anno.

I conti trimestrali sono stati rivisti in coerenza con la revisione ordinaria dei Conti economici nazionali pubblicata il 22 settembre 2026. Con la diffusione del 5 ottobre sono inoltre disponibili nuove serie destagionalizzate per il totale delle entrate e delle uscite delle amministrazioni pubbliche e per il rapporto tra deficit e Pil.

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