La digitalizzazione delle imprese è sempre più integrata nell’attività lavorativa. Nell’infografica pubblicata il 25 settembre 2026, l’Istat ricostruisce l’evoluzione della tecnologia nel sistema produttivo italiano, distinguendo i dati riferiti agli ultimi anni dalle tendenze di lungo periodo. Nel 2025 il 57,1% degli addetti utilizzava dispositivi digitali connessi, una quota quasi triplicata rispetto al 2002.
Digitalizzazione delle imprese: il ruolo delle tecnologie nel lavoro
Il dato sugli addetti riguarda l’impiego di dispositivi digitali connessi durante l’attività lavorativa. L’Istat segnala che queste tecnologie sono sempre più presenti in tutte le funzioni e nei diversi settori economici, ma il materiale non quantifica gli effetti su produttività, retribuzioni o occupazione. Il dato consente quindi di descrivere la diffusione degli strumenti digitali, non di stabilire automaticamente conseguenze sui posti di lavoro o sulle condizioni contrattuali.
Nel 2025 il 76,1% delle imprese disponeva inoltre di un sito web. Per le imprese più piccole il sito svolge soprattutto una funzione informativa e di vetrina; nelle realtà di maggiori dimensioni può rappresentare anche un’infrastruttura collegata ai processi aziendali.
Tra gli strumenti digitali, la fatturazione elettronica raggiungeva nel 2023 il 97,5% di adozione. La diffusione delle tecnologie per la gestione dei processi interni e dei servizi di cloud computing è stata sostenuta, spiega l’Istat, dagli incentivi previsti dal Piano Industria 4.0.
Innovazione nelle imprese e investimenti in ricerca
La trasformazione digitale si inserisce in un quadro più ampio di innovazione. Nel periodo 2020-2022, il 55,7% delle imprese con almeno 10 addetti risultava innovatore. La quota è aumentata di quasi 25 punti in meno di dieci anni. L’attività innovativa è risultata più diffusa nel comparto industriale e particolarmente elevata tra le imprese più grandi, dove ha superato quattro imprese su cinque.
Un altro indicatore riguarda la spesa in ricerca e sviluppo. Nel 2023 il rapporto tra spesa in R&S e prodotto interno lordo era pari all’1,37%. Nel periodo compreso tra il 1963 e il 2023 questo rapporto è più che raddoppiato. Si tratta, secondo l’Istat, dell’indicatore più utilizzato per misurare l’intensità dello sforzo innovativo di un Paese.
Anche gli scambi di servizi tecnologici hanno acquisito un peso maggiore nel tempo. Nel 2024 le entrate della bilancia della tecnologia valevano poco meno dell’1% del Pil. L’interscambio è cresciuto notevolmente dalla seconda metà degli anni Cinquanta, ma permane un deficit nelle voci relative a brevetti e licenze.
Italia avanti sul cloud, più indietro sull’intelligenza artificiale
La fotografia dell’Istat contiene anche un confronto con il quadro europeo. L’Italia risulta in vantaggio nella diffusione del cloud computing e della fatturazione elettronica. È invece in linea con la media dell’Unione europea nell’uso di tecnologie per l’analisi dei dati.
Restano più contenuti, rispetto agli altri ambiti considerati, i livelli italiani relativi alle vendite online e all’adozione dell’intelligenza artificiale. L’infografica non fornisce in questo caso percentuali specifiche, ma evidenzia la diversa velocità con cui le tecnologie si stanno diffondendo nel sistema produttivo.
Per lavoratori e famiglie, i dati descrivono dunque un cambiamento strutturale dell’organizzazione delle imprese e degli strumenti utilizzati nello svolgimento delle mansioni. La fonte, tuttavia, non misura direttamente l’impatto della digitalizzazione sulle retribuzioni, sulla stabilità dei rapporti di lavoro o sul numero complessivo degli occupati.
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