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Donazione di sangue: riposo retribuito, certificato e contributi

Chi dona il sangue può assentarsi dal lavoro per l’intera giornata conservando la retribuzione. Ecco quali certificati servono e come funziona la tutela contributiva.

Chi dona gratuitamente il sangue ha diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata della donazione, conservando la normale retribuzione. La tutela riguarda i lavoratori dipendenti; per ottenerla occorre che la donazione rispetti i requisiti previsti e sia documentata. Anche la posizione previdenziale è tutelata, ma le modalità di accredito dipendono dalla gestione assicurativa e dagli adempimenti del datore di lavoro.

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La legge 13 luglio 1967, n. 584, nel testo vigente riconosce il riposo retribuito per l’intera giornata lavorativa e prevede l’accredito dei contributi previdenziali. Le indicazioni INPS aggiornate nel 2025 precisano che il diritto alla giornata o alle ore di riposo e alla retribuzione spetta ai lavoratori dipendenti di ogni categoria e settore, compresi i lavoratori domestici. Il rimborso della retribuzione, invece, riguarda i datori di lavoro privati secondo le procedure applicabili alla loro posizione.

Donazione effettuata: requisiti e certificato

Per la donazione di sangue, la quantità prelevata deve essere di almeno 250 grammi. Il certificato del medico deve indicare il quantitativo, la gratuità della donazione, il giorno e l’ora del prelievo, i dati del donatore e il codice fiscale dell’ASL, dell’azienda ospedaliera o dell’associazione o federazione cui fa capo l’unità di raccolta. Il prelievo deve essere attestato da un centro o da un’unità di raccolta autorizzati e accreditati secondo le regole regionali.

Il lavoratore deve inoltre fornire al datore una dichiarazione che attesti di aver fruito della giornata di riposo, la retribuzione corrispondente e la gratuità della cessione. È quindi utile consegnare tempestivamente certificato e dichiarazione all’ufficio del personale e conservarne copia. I requisiti documentali sono riepilogati nella circolare INPS n. 96 del 26 maggio 2025.

Se il centro dichiara il donatore inidoneo

Se la donazione non può essere effettuata, non spetta automaticamente l’intera giornata retribuita: è garantita la retribuzione delle sole ore non lavorate necessarie agli accertamenti e alle procedure previste. La tutela opera nei casi indicati dalla normativa, tra cui l’esclusione o sospensione per motivi sanitari, il mancato rispetto dell’intervallo richiesto tra donazioni o la necessità di non procedere al prelievo per esigenze di programmazione trasfusionale.

L’inidoneità deve risultare da un certificato del centro trasfusionale. Il documento deve riportare i dati del lavoratore e del centro, la causa prevista dalla normativa e gli orari di ingresso e uscita. Nel calcolo del tempo retribuito si considera anche lo spostamento dal centro alla sede di lavoro, secondo le istruzioni INPS. Per le condizioni specifiche si può consultare il decreto interministeriale 18 novembre 2015.

Contributi figurativi e ruolo del datore

Per i periodi di assenza tutelati è prevista la copertura previdenziale. Nelle istruzioni del 2025, l’INPS specifica che per le giornate o le ore di assenza per donazione l’accredito figurativo è garantito quando il datore richiede il rimborso o effettua il conguaglio della retribuzione anticipata. La valorizzazione avviene sulla retribuzione persa, cioè quella che sarebbe spettata se il lavoratore avesse lavorato. La registrazione concreta dipende dalla gestione pensionistica a cui si è iscritti e dagli adempimenti contributivi del datore.

Per alcuni lavoratori di aziende private o enti morali iscritti alla Gestione pubblica, l’INPS ha fornito istruzioni specifiche con la circolare n. 37 del 3 aprile 2023. Si tratta di una platea previdenziale particolare: non va confusa con tutti i dipendenti pubblici, per i quali la gestione e la registrazione contributiva possono seguire regole differenti. In caso di dubbi, il lavoratore può chiedere all’ufficio del personale come è stato dichiarato l’evento e controllare successivamente la propria posizione previdenziale.

Rimborso: un adempimento a carico dell’azienda

Il lavoratore non presenta all’INPS la domanda di rimborso della propria retribuzione. È il datore ad anticipare quanto dovuto e a recuperare l’importo con il conguaglio contributivo, quando previsto. Per categorie di datori che non operano con quel sistema, l’INPS prevede il rimborso diretto: la domanda va presentata entro la fine del mese successivo a quello della donazione o dell’accertata inidoneità, allegando la documentazione richiesta. Le istruzioni aggiornate e i diversi casi sono descritti nella scheda INPS sul rimborso per la donazione di sangue. La stessa documentazione deve essere conservata dal datore per dieci anni.

Fonti